La tua PMI come il canale DMax

La tua PMI come il canale DMax

Hai mai sentito parlare del canale televisivo DMax? No? Impossibile dai, non ci credo, ma dove vivi, caro imprenditore!

Mi raccomando, non se la prendano le donne ( che sicuramente lo conoscono perché molto più attente di noi “maschietti”), perché parto parlando di un canale televisivo privato, il cui target di riferimento è un pubblico prettamente maschile! Non è assolutamente questo il focus dell’argomento che andrò a trattare in questo articolo. La mia analisi andrà a focalizzarsi più su una questione di contenuti e partecipazione della tua audience.

Oggi più che mai i tuoi clienti sono affamati di contenuti! E di questo devi ringraziare anche internet che, “volenti o nolenti”, ti ha portato ad avere un contatto maggiore e diretto con la tua audience, perché il “navigatore internettiano” ogni giorno, attraverso web site e social media, entra in contatto con moltissime informazioni. Entra in contatto con i tuoi prodotti e i tuoi marchi/brand. E cosa succede durante questo processo? Quello che gli esperti chiamano la “self discovery” ( o come dicevano i filosofi e letterati di qualche secolo fa “ la presa di coscienza del sé” ).  Ciò significa che i tuoi utenti sono persone attive, che interagiscono con te, e la tua bravura sta proprio nell’essere in grado di cogliere gli aspetti essenziali di questo processo, ed inserirti in modo efficace, coinvolgendo la tua audience nel tuo brand, fornendogli la possibilità di un’esperienza attraverso solidi contenuti, nel caso di internet, mentre nel caso più concreto del punto vendita, di provare una forte esperienza al suo interno.

Di questo già te ne avevo accennato in precedenti articoli, come ad esempio ne “L’importanza del visual merchandising” , “Un tuffo nel Lusso” e “Crea la tua Brugola in azienda”, se non li hai letti te li consiglio, perché potrebbero darti una visione più ampia non solo sull’argomento in questione, ma anche in generale sulla branding strategy.

Ma ritorniamo da dove sono partito, il Canale DMax, perché te lo porto come esempio?

Prima di proseguire però, ti chiedo come sono solito fare nella prima parte dei miei articoli, di poterli condividere al termine della lettura, sui canali social che prediligi. Potrebbero essere utili anche ad altri tuoi colleghi.

Come sempre grazie e ancora grazie in anticipo!😉

Il canale DMax debutta il 10 novembre del 2011 sul canale 52 del Digitale Terrestre. Questo canale nasce sulla scia del successo di un altro canale appartenente allo stesso gruppo del canale DMax, ed è Real Time. Quest’ultimo ha un grande successo perché porta sullo schermo argomenti reali, tratta storie vere di gente comune, insomma il format dei programmi è a metà fra i reality e il documentario, che coinvolgono persone di ogni età, nazionalità, uomini, donne. Portano sullo schermo esperienze live, che coinvolgono moltissimo il telespettatore.

DMax però va oltre: il suo slogan è “Lo guardi, lo vivi”. Ecco il punto: mentre guardi un suo programma, t’immedesimi, ne fai parte, lo vivi perché ti senti coinvolto. Anche se si rivolge, come ti ho detto all’inizio, ad un target prettamente maschile, che comprende una fascia di età fra i 29 ei 49 anni, riesce comunque ad attirare l’attenzione anche di un pubblico femminile ( davvero minimo però per via degli argomenti che incontrano un gusto maschile) e anche più giovane.

Il punto è che l’obiettivo (stai attento, perché l’obiettivo è quello che devi sempre avere stampato nella tua mente) è proprio quello di coinvolgere persone di sesso maschile, attraverso argomenti che li interessano di più quali: motori, sport estremi, life style, natura, disastri, crimini. Il tutto in modo estremizzato. Quindi  si parla di macchine personalizzate, look fuori dal comune, lavori pericolosi, insomma piena libertà di espressione, e vera sperimentazione. Tutto ciò attraverso programmi reali ( reality ) e d’intrattenimento che s’incentrano su avvenimenti veri, realmente accaduti.

Ed è proprio su questo che si deve basare, oggi più di ieri, la tua strategia di branding experience, sulla possibilità di far vivere un’esperienza, provare un’emozione su ciò che il tuo brand in sé significa per il tuo cliente.

Ora tu starai probabilmente pensando: “ Ho capito cosa mi stai dicendo, ma un conto è un canale televisivo, e un conto farlo per un brand e un prodotto, cosa faccio? “  . Ti porto un altro esempio, “cucito” sul settore impresa, così hai una prova tangibile di quanto ti sto dicendo.

Guarda Sturbucks: quando pensa alle sue strategie di marketing, non pensa certamente al suo prodotto, il caffè, esso al contrario pensa sempre e solo ai suoi clienti e alla loro esperienzaTutte le sue strategie riguardano esclusivamente l’esperienza del suo cliente/consumatore!

In Cina, dove il tea regna sovrano, e il consumo medio di caffé è di circa 2 tazze all’anno, bada bene non al giorno, ma all’anno, ok? Bene, per Sturbucks la Cina rappresenta il 2° più grande mercato dove opera, con oltre 2.600 punti vendita! Perché Sturbucks vende l’esperienza al suo cliente /consumatore, proprio partendo dai suoi punti vendita, e non pensando al suo prodotto, cioè al caffè

Un noto scrittore e consulente aziendale americano, esperto di marketing, Joseph Pine, dice:

“L’esperienze sono il valore economico più elevato che un’azienda possa generare”

Ti consiglio di guardare questo utilissimo video dove Pine parla di cosa vogliano i consumatori. Siamo agli inizi degli anni 2000, eppure ciò che dice non è mai stato così attuale come adesso:

Un altro esperto americano di marketing, Mathew Sweezey sostiene che viviamo in un’epoca dove l’ambiente mediatico è nuovo, è cambiato, di conseguenza servono nuovi modelli di business perché adesso sono i consumatori ad avere il controllo e ad esigere determinati contesti. Egli afferma anche che oggi, il 79% dei consumatori acquista i prodotti da aziende che siano social, cioè che abbiano obiettivi che riguardano la collettività, che siano coinvolgenti.

Ciò significa che tu devi capire il contesto e le esigenze dei tuoi consumatori, e da quelli partire e guidarli verso i tuoi obiettivi che diventeranno così anche gli obiettivi della tua audience. Ti dico che in questo internet ti ha sicuramente fornito un ulteriore modo per essere più vicino a loro, e capire cosa vogliano.

Un’azienda leader nella brand experience, attenzione che quando lanciò il suo prodotto era il 1987 quindi poco più di 30 anni fa, sembra preistoria ma questo per farti capire che non stai “scoprendo proprio l’acqua calda”, è Red Bull!

L’azienda ha messo insieme i desideri dei suoi utilizzatori, anzi dei suoi potenziali consumatori, attraverso feste ed esperienze estreme, diventando un canale media esso stesso per i suoi seguaci. Gli è bastato siglare un accordo con la Associated Press per diffondere le sue “imprese” nel modo senza utilizzare altri canali esterni, perché Red Bull è media!

Ora ti mostro nel dettaglio come ciò è avvenuto: poco prima del lancio Red Bull, il suo fondatore Mateschitz fece un’accurata indagine di mercato per capire come veniva percepito il suo prodotto dai consumatori.

Il risultato fu pessimo: il sapore non convinceva, né tanto meno logo, nome e marchio. Insomma non piaceva. Detto ciò il prodotto venne lanciato. Cosa decise allora di fare Mateschitz? Il risultato proveniva da test ma non da esperienze reali, fisiche, e così l’azienda ha deciso di bypassare i metodi del tradizionale advertising e basarsi su esperienze reali, umane. L’azienda si è rivolta direttamente al suo target di riferimento principale, i giovani, soprattutto gli universitari, i più importanti influencer ( oggi detti Millennial), fornendo loro il prodotto, cioè l’energy drink, ed incitandoli ad organizzare eventi in modo autonomo, dove potessero usare e promuovere la bevanda. Il risultato fu eccezionale: spese a zero, e ottimi guadagni! Più la popolarità aumentava, più aumentavano le entrate.

Insomma Consumatore VS Prodotto!

L’obiettivo era organizzare party fighissimi più ne organizzavano, più erano sfrenate e più il brand acquisiva popolarità! Tutto perfettamente in linea con l’immagine stessa del brand che rapidamente è diventato l’energy drink più importante e d’eccellenza sul mercato, superando la fama di bevande quali Pespi e CocaCola.

Su questa linea Red Bull ha proseguito il suo percorso avvicinandosi al mondo sportivo, inizialmente non proprio quello tradizionale ma più di nicchia, come quello estremo, sponsorizzando e creando eventi sportivi live, e avendo come testimonial sportivi pressoché sconosciuti, ma che grazie alle loro imprese “titaniche” facevano accrescere la popolarità di Red Bull.

E’ solo grazie alla realtà degli eventi vissuti che si è in grado di evocare dei ricordi, di riviverli ( siano essi negativi o positivi), e quindi di poterli condividere personalmente. Tutto questo naturalmente internet non è in grado di farlo fare, ma se hai “regalato” ai tuoi clienti dei momenti veri, ecco che tramite internet puoi farli evocare alla mente del tuo interlocutore. Ricorda che la brand experience non si basa su tutto il vissuto, ma solo sul momento più particolare dell’evento, sul momento culminante, ecco perché creare dei momenti livepuò aiutarti.

Certo, Red Bull ha anche avuto fortuna, se vuoi, ed è sempre stata in grado di creare una comunicazione diretta e d’impatto con la sua audience, anche creando pubblicità provocatorie, ma sempre che evocano l’immagine ormai acquisita di “energia estrema”.

Un altro brand che ha avuto meno fortuna ed ha seguito, in passato, le stesse “orme” di Red Bull, basando tutte le sue strategie di marketing sull’experience estrema e live, in particolar modo nel mondo dello sport estremo, è stata Sector, la cui mission era “Sector, no limits!”.

Molti sono stati i testimonial, il più longevo fu il paracadutista acrobatico francese Patrick de Gayardon che, sfortunatamente, morì proprio durante un lancio di prova della sua tuta alare, qualcosa non funzionò con il paracadute e precipitò nel vuoto.

La Sector, aveva creato un team ( No Limits Sector Team), con testimonial sportivi appartenenti al mondo degli sport estremi, e la morte improvvisa di De Gayardon avvenuta durante un lancio, non portò di certo fortuna al brand che, da quel momento, ebbe un’immagine “macchiata” in negativo, che condusse la Sectorad una discesa alquanto rapida nel mercato.

Oggi Sector ha modificato la sua brand identity, scostandosi dal mondo dello sport estremo, ma il ricordo di quel momento clou resta comunque impresso nella mente delle persone, e di conseguenza per molti questo brand è ancora oggi sinonimo di “no limits” !

Ora, non voglio dire che devi metterti ad organizzare eventi live a tutto andare, ci mancherebbe, però è sicuramente un inizio, una strategia non solo da considerare, ma da attuare.

Un altro elemento a tuo favore è che la scienza è dalla tua parte! Sì perché si sono fatte delle vere e proprie ricerche medico scientifiche sul cervello dell’uomo, per capire meglio ciò che prova, ma soprattutto come lo prova, il classico “cosa ti frulla in quella mente?”.

Siamo nel campo della scienza cognitiva e delle neuroscienze, che permettono di studiare i meccanismi cerebrali che conducono l’individuo ad effettuare determinate scelte, e i cui risultati possono aiutarti per attuare le tue strategie di marketing. In questo modo, si riesce ad indagare nei meandri più profondi e nascosti delle emozioni umane, così da poter poi capire come creare una forte e duratura relazione con i tuoi clienti, o potenziali tali, soprattutto per la parte che riguarda il tuo business on-line.

Da qui nasce una nuova disciplina il neuromarketing : tale disciplina applica le conoscenze e le pratiche neuro scientifiche al marketing. Questo, per poter studiare l’inconscio mentale del tuo consumatore, quali siano i motivi che lo spingono a compiere determinate scelte. Quindi perché compra quel prodotto invece del tuo, come vede il tuo brand, quanto si sente coinvolto da esso, e così via.

Il “papà” di questa nuova scienza è il teorico e professore di marketing non che ricercatore tedesco Ale Smidts, il quale si avvale delle tecniche neuro scientifiche per capire meglio il consumatore, e quindi quali siano poi le strategie più efficaci da adottare.

Insieme ad altre scienze, quali lo studio dell’economia comportamentale, della psicologia sociale e cognitiva, è possibile avere una visione d’insieme molto più ampia e chiara sua quali siano le cause inconsce del consumatore, che lo spingono a fare determinate scelte. Perché è proprio l’inconscio, la parte più irrazionale della mente umana, che spinge l’individuo verso determinate direzioni. La mente umana riceve moltissimi stimoli durante il giorno, questi vengono inconsciamente sviscerati ed esaminati dal cervello. Questo procedimento porta la mente umana a fare delle associazioni con tutti quegli input ricevuti. In questo caso, dato che parliamo di prodotti e marchi, si cerca di capire i collegamenti che vengono fatti a certi brand, tramite determinati impulsi che possono essere sonori, olfattivi, visivi, di tatto, emozionali.

L’analisi delle risposte legate alle emozioni e ai processi cognitivi dell’individuo consumatore, porta poi alla creazione delle giuste strategie di marketing da attuare.

Si può tranquillamente affermare che ora in mano hai diversi strumenti che possano aiutarti a creare un legame più stretto con la tua audience: da un lato la possibilità di creare esperienze reali ed estreme alla DMax o alla Red Bull ( ma anche più tranquille, naturalmente, basta che facciano vivere delle forti emozioni ai tuoi clienti), dall’altro puoi avvalerti dell’indagine scientifica, che è in grado di condurti nella giusta direzione per interpretare meglio quali siano i bisogni del tuo cliente, o potenziale tale.

Spero che questo articolo possa esserti stato utile, se hai domande o dubbi mi raccomando contattami! Sarò felice di risponderti.

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