Sei uno da centro commerciale?

Sei uno da centro commerciale?

Novembre 2017 è stato inaugurato a Milano, in una zona centrale della città dove una volta sorgeva la Fiera, un nuovissimo e lussuosissimo Centro Commerciale! Hai capito bene!

Nel centro cittadino, o meglio in uno dei quartieri centrali di Milano, sono riusciti a costruire un vero e proprio Centro Commerciale che si chiama City Life Shopping District!

E l’argomento di oggi, mio caro amico imprenditore, è proprio il Centro Commerciale, divenuto un centro di aggregazione importante per ragazzi e famiglie. In particolare i primi, le nuove generazioni, che con essi sono cresciuti, vedono in questo luogo d’intrattenimento, un luogo ideale che accorpa a sé tutto: negozi di ogni genere, cinema, bar e ristoranti, insomma come dice un mio caro amico, sono veri e propri “bussolotti” del divertimento!

A tal proposito ti consiglio di leggere ( se già non lo hai fatto naturalmente) il mio articolo “Una vita da Kamprad”, che ho dedicato proprio al “papà” di IKEA, e alla sua capacità di rendere i suoi punti vendita dei veri e propri centri di ritrovo, oltre che di acquisto.

Ma tu che hai una PMI in ambito alimentare, bellezza, fashion, tech ecc. come vedi, o vedresti, la possibilità d’investire all’interno di uno di questi grandi contenitori? Un vantaggio? Oppure uno svantaggio, e preferisci concentrarti, o meglio poter investire i tuoi budget diversamente?

Direi che voglio partire un po’ dall’inizio per fare meglio il punto della situazione, ovvero qual è ad oggi la situazione di questi mega centri commerciali, per poterti così fornire gli strumenti necessari per fare un’attenta valutazione e considerare ogni aspetto per un eventuale investimento al suo interno.

Prima di proseguire però, come sono solito fare all’inizio di ogni mio articolo, ti chiedo cortesemente di poterlo condividere, al termine della lettura, nelle tue pagine social che preferisci.

Allora, intanto parto da qualche breve cenno storico: i primi centri commerciali, delle vere e proprie “cattedrali nel deserto”, come le chiamo io per dimensioni e location, sorgono intorno ai primi anni settanta. Sono una “sana” importazione Made in USA, dove lì sono appunto nati ben vent’anni prima, per andare incontro alle esigenze di quei cittadini che, abitando nelle piccole cittadine isolate delle campagne americane, e non potendo raggiungere le grandi città a causa della distanza, si ritrovavano in questi mega centri forniti di tutto a fare i loro acquisti.

L’arrivo in Italia a vent’anni di distanza di questi centri, segna l’inizio anche per noi di un forte consumismo di massa.

Ma cos’è esattamente il Centro Commerciale? Innanzitutto al suo interno troviamo il così detto supermercato, da definirsi quasi come il negozio chiave dello Shopping Center ( traduzione in inglese di centro commerciale, o meglio come l’ho scritto è in americano, Shopping Centre in inglese britannico, per essere precisi).

Oltre a quello, trovi altri negozi di vario genere, importante che alcuni di essi siano anche di marchi conosciuti, e poi vi sono naturalmente un gran numero di altri servizi, soprattutto di tipo ristorativo. Più è grande il centro, più cose trovi al suo interno.

negozi appartenenti a brand conosciuti si definiscono di attrazione, e generalmente sono di ampie dimensioni, e questo per te rappresenta un vantaggio perché più marchi conosciuti sono presenti, più visibilità avrai anche tu in quanto attrarranno più visitatori.

La loro presenza è fondamentale, un centro fatto solo di piccoli brand, meno noti, non ha grande attrattiva, per tanto questo lo devi vedere solo come un vantaggio.

In Italia i centri commerciali hanno attraversato diverse fasi, ora te le illustro:

  • Fine anni ’80 primi anni ’90 : apertura di numerosi centri commerciali che diventavano sempre più grandi e complessi e con maggiore offerta
  • Dai primi anni ’90 alla fine degli stessi: sviluppo fra UmbriaToscanaEmilia Romagna e Triveneto dei più grandi centri commerciali, oltre al subentrare dei primi investitori per creare delle vere e proprie catene, con strutture che contengano anche attrattive come i cinema multi sala (vedi ad esempio il Centro Commerciale Le Piramidi di Torri di Quartesolo – Vicenza – con il primo cinema multiplex“firmato” Warner Village ; o il Centro I Gigli a Campi Bisenzio ( Firenze) di ben 67.000 mq )
  • Fine anni 90’ inizi anni 2000: nascono i primi outlet, anzi la definizione corretta è FOC Factory Outlet Centre . Vengono ristrutturate tutte quelle grandi aree urbane e suburbane abbandonate, grazie anche alla presenza d’investitori stranieri che “colgono” l’occasione per “mettere piede” in Italia proprio attraverso gli investimenti di tipo immobiliare.
  • Dall’ anno 2003 sino al 2008: se da una prima parte degli anni 2000 vi sono forti investimenti e la nascita di grandi strutture, l’arrivo della crisi nel 2008 blocca la possibilità di attuare nuovi investimenti, e si preferisce ristrutturare vecchie strutture o centri commerciali nati precedentemente e che necessitano di “svecchiamento” per richiamare attrattiva.

Ora, fai attenzione a quanto sto per dirti: nel periodo della crisi i tipi di centro commerciale che non hanno “accusato il colpo” in modo così catastrofico ma, al contrario, hanno subito una vera e proprio accelerata nel mercato sono quelle strutture a metà fra gli outlet e i centri commerciali. Sai perché? Perché appunto al loro interno l’offerta è più allettante.

Il potenziale cliente può trovare sia il brand di marca legato al mondo del lusso accessibile a prezzi scontati, e brand legati al retail o anche meno conosciuti, ma sempre con prezzi ottimali, oltre a tutte le varie forme d’intrattenimento ( dal cinema appunto, ai bar, ai ristoranti, persino palestre e centri estetici ). Inoltre la novità di queste strutture sta nel loro design architettonico: sono aperti e ricordano un po’ delle cittadelle da cartoonalla Disney. Quindi non hai più grandi palazzi completamente coperti, chiusi, ma all’aperto e con vari ingressi.

Questo genere di shopping center ha anche favorito molto l’arrivo di tanti marchi stranieri, sia nella realizzazione di tali strutture ( vedi la catena inglese Mcarthur Glen), che nell’insediamento di nuovi brand ( Zara, per citarne uno a livello retail).

Con questa premessa, se vogliamo positiva, probabilmente un pensierino già lo stai facendo, ricorda però che se il centro commerciale è piccolo e non affiliato a un marchio conosciuto, ti avviso già che il “gioco non vale la candela”, non ha richiamo o attrattiva, è come dire di incontrarci a prendere un caffè al bar del patronato della tua parrocchia, anziché in un bel bar centrale!

Un dato che mia ha lasciato a bocca aperta è quello rilevato da una società di servizi internazionali la Cushman & Wakefield  che, alla fine del 2017, ha pubblicato i dati relativi ad una ricerca sullo sviluppo dei centri commerciali in Europa.

Quando l’ho letta non ci credevo! Fra il 2016 e i primi 6 mesi del 2017 in tutta Europa erano previsti 8,1 milioni di metri quadrati dedicati alla realizzazione di nuovi centri commerciali! 😳😳😳

L’Italia sai dove si trova nella classifica dei paesi in lizza? Al  posto! Bé, almeno in questo siamo ad un passo dal podio! Per i primi 6 mesi del 2016 erano previsti 93.000 mila metri quadri completati di terreno edificabile! http://www.ilsole24ore.com/art/casa/2016-12-02/i…

Qui di seguito l’elenco e lo schema pubblicato dalla Cushman & Wakefield relativo ai paesi europei con maggiore sviluppo di centro commerciale nel secondo semestre del 2016. La Russia, nonostante anche l’attuale difficoltà economica, continua a primeggiare:

Questo ulteriore dato deve farti riflettere , e per farti pensare ulteriormente senti cosa dice il responsabile EMEA Retail di Cushman & Wakefield Justin Taylor:

E’ un momento particolarmente interessante per lo sviluppo di centri commerciali. Le proprietà si impegnano più di quanto abbiano mai fatto in passato per comprendere le motivazioni e i comportamenti di acquisto, così da garantire che i nuovi centri si mantengano appetibili per i consumatori finali. Questo si riflette nelle attività di sviluppo, dal momento che i centri commerciali nella maggior parte dei paesi europei cercano di inserire elementi che possano aggiungere valore sul piano esperienziale per attrarre i clienti”

La sua dichiarazione è molto interessante e ti fa tornare sempre al punto di partenza al quale devi pensare e che sempre sostengo nei miei articoli: tutto ruota intorno alle esigenze e ai desideri del cliente, al suo coinvolgimento, a farlo sentire partecipe del tuo brand!

L’intrattenimento all’interno dei centri gioca oggi un ruolo fondamentale: il design architettonico sempre più ricercato, la tecnologia, la presenza del cinema e di un numero sempre più elevato di ristoranti,  e altri servizi sono le fondamenta, le basi che servono per attrarre un numero sempre maggiore di visitatori/fruitori.

Ecco perché anche i primi centri commerciali apparsi un po’ dappertutto in Europa non vengono assolutamente dimenticati, al contrario vengono fatti investimenti affinché si possano ampliare e modernizzare, per poter implementare l’offerta relativa ai servizi leisure ( quelli del divertimento appunto).

Questa logica la si sa solo perché si conoscono le esigenze dei visitatori/fruitori/clienti, analizzando i loro desideri e le loro necessità puoi capire come muoverti.

Arrivati a questo punto ti starai ponendo questa domanda: “Ma le nostre bellissime e millenarie città, il loro centro con la loro cultura e le loro “botteghe” che fine fanno ? “

Sappi, mio caro imprenditore che questa domanda se la pongono in molti, architetti compresi! Alla fine anche loro hanno una coscienza 😂

Se per i giovani dell’era digitale, come ti ho accennato all’inizio, questi centri sono luoghi importanti di ritrovo ( ricorda che sono Millennial , coloro che più di altri “investono” nello shopping), per le generazioni precedenti resta il bar del centro o la boutique adiacente al bar del centro il vero luogo di aggregazione.

Ho letto l’intervista fatta un po’ di tempo fa ad un famoso architetto milanese Massimo Roy che si dichiara apertamente preoccupato del fatto che, in un paese come l’Italia, fatto di artigianalità, cultura che il mondo intero c’invidia e che, proprio quel mondo vuole trovare quando viene da noi, e che se dovesse, al contrario, trovare solo una schiera di centri commerciali e città deserte, che fine rischiamo di fare?

Cosa fare allora contro “l’aggressione” da parte dei centri commerciali e della grande distribuzione che si lancia sul mercato grazie alla forte competitività dei prezzi? Egli propone di riattivare i centri delle nostre città, quindi di andare contro corrente rispetto a quanto riportato dalla ricerca fatta da C&W.

Però tu sei un imprenditore e non un architetto e devi fare i conti con le leggi di mercato esistenti .

Molti centri storici, non tutti naturalmente però purtroppo la maggior parte, sono rimasti isolati perché aumentano i costi delle utenze ( affitto, gas, luce ecc), ma non le entrate, per non parlare della difficoltà di chi, venendo da fuori città, è costretto ad utilizzare l’auto per la scarsità della fornitura del servizio di trasporto pubblico e, oltretutto una volta arrivato in città, non sa dove parcheggiarla perché tutto ZTL, o peggio se esiste il parcheggio i costi sono proibitivi.

Se chi possiede gli spazi, chi fornisce l’energia, chi si occupa della mobilità,  e via dicendo non fa un passo avanti nel ridimensionare i prezzi e migliorare i servizi, è chiaro che, per te che sei un imprenditore, non possa essere conveniente aprire lì dove non c’è flusso, ma valutare una valida alternativa.

Ecco cosa propone l’architetto M.Roy che poi, è un qualcosa che si sta effettivamente realizzando proprio partendo dal centro City Life Shopping District a Milano del quale ti ho accennato all’inizio:

“ (…)il centro commerciale migliore è quello inserito nel contesto urbano, utile a ricucire il territorio ed ad integrare funzioni differenti, anche se si tratta di nuova edificazione. Alla fine potremmo stare seduti nelle nostre città aspettando turisti da ogni parte del mondo che vengano a ri-vivere le vibranti esperienze delle nostre radici storiche; insomma un’Italia aperta al futuro, ma ricca del suo passato”.

Se vuoi leggerti l’intera intervista, che può suggerirti degli spunti di riflessione davvero molto interessanti, eccoti il link: intervista all’architetto M.Roy.

Un centro commerciale urbano può effettivamente essere il giusto compromesso: si riqualifica un’area centrale della città e si portano indotti.

Ovviamente su questa soluzione non siamo i primi, negli altri paesi europei ci avevano già pensato, l’importante però è esserci arrivati.

Ad ogni modo il commercio on – line e i centri commerciali non uccideranno il tuo business, sono solo degli altri modi di vendere, lo dimostrano la nascita dei negozi Amazon o l’apertura di flagship store, come quello di Huawi a Milano.

Tu, io, tutti vogliamo arrivare all’utente finale, al cliente, questo è l’obiettivo, e per farlo si deve pensare ad un modo di fare marketplace che coinvolga tutti: se un tuo cliente vuole andare in negozio e vivere un’esperienza ma preferisce fare l’ordine on line, crea una postazione dove possa farlo.

Su questo c’è molto da fare ancora.

Bene, spero che questo articola possa esserti utile per capire che direzione prendere, come muoverti.

Se volessi farmi delle domande o approfondire l’argomento, ti prego di contattarmi sarò felice di risponderti!

A presto! 😉

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