La tua PMI è Smart Working?

La tua PMI è Smart Working?

Caro imprenditore quanto “SMART” sei? No, no, non mi riferisco né al suo significato tradotto dall’inglese all’italiano, ovvero “ brillante, sveglio”, né tanto meno mi riferisco al modello di una famosa city car!

Semplicemente faccio riferimento alla legge 81, del 22 maggio 2017, entrata in vigore poi il 14 giugno 2017,e che riguarda il lavoro così detto “ agile” o anche più frequentemente denominato smart working.

Ed è proprio di questo argomento che voglio trattare in questo mio articolo, argomento se vogliamo “scottante” per alcuni suoi aspetti, e che in Italia viene interpretato ( come è un po’ nella nostra mentalità) basandosi sulle proprie esigenze aziendali personali, più che su quanto la legge , e non solo, abbia stabilito.

Tu ti starai chiedendo: “Ma esattamente cosa s’intende per smart working? Come posso attuarlo? O quali benefici ottengo da questo nuovo sistema di gestione dei dipendenti? Io voglio controllare chi lavora per me!”.

Le tue sono domande e perplessità più che lecite, soprattutto quando viene fatta una legge ma in seguito l’interpretazione , chissà perché, diventa sempre soggettiva.

Ma andiamo per ordine: intanto ti voglio illustrare la legge e spiegartela in modo efficace, e voglio anche spiegarti perché è stata creata, da dove arriva la richiesta.

Prima di proseguire, però, come mia consuetudine, ti chiedo cortesemente, di voler condividere questo articolo sulle pagine social che preferisci, potrebbe essere utile anche ad altri tuoi colleghi imprenditori!

Grazie mille in anticipo! 😉

Intanto questa normativa riguarda il lavoratore dipendente privato ma anche quello pubblico o statale. Quindi, nel tuo caso, coinvolge tutti i tuoi dipendenti e collaboratori che abbiano un contratto di assunzione. Non può essere applicata anche su di te.

La legge definisce il modo di eseguire il lavoro subordinato diverso, dettato innanzitutto dalla non presenza in loco del lavoratore . Egli può non recarsi da te in azienda, ma lavorare , come si usa dire oggi, da remoto, cioè può lavorare da casa, dal treno, essere al mare, in montagna ecc. ( immagino già il tuo viso in questo momento, misto a mezzo infarto in atto, rabbia e stupore! Ma aspetta, non “infartare” per questo, non ne vale la pena, credimi! 🤣  )

Lo stesso vale per gli orari: niente cartellino ovviamente da timbrare , può iniziare e terminare quando lo ritiene opportuno, o comunque in base a come si stabilisce di organizzare il lavoro.

Organizzazione del lavoro: è in questo che sta il motore che manda avanti tutto, in quanto questo modo di lavorare dovrebbe aiutare il dipendente ad essere più pro attivo, meno stressato , un dipendente felice insomma.

Ma il vero focus è lavorare per obiettivi! E centrarli, ovviamente!

Naturalmente il “ modus operandi” viene concordato fra te e i tuoi dipendenti, in base alle mansioni che svolgono. Quindi, anche sull’utilizzo dei mezzi che servono al dipendente per eseguire il suo lavoro ( come il PC, o il telefono cellulare ad esempio).

Non pensare minimamente che per questo il dipendente sarà remunerato diversamente, o non usufruirà delle normative che tutelano il contratto del lavoratore, perché non è così! Il dipendente manterrà gli stessi “benefici” contrattuali standard che ha, e anche lo stipendio, ciò che cambia è la flessibilità nell’organizzare il suo lavoro. Per tanto il trattamento concordato all’assunzione rimane lo stesso, come rimane invariato per quei tuoi dipendenti che, al contrario, non vogliono “approfittare” di questa possibilità del “lavoro agile”. Così, i tuoi dipendenti sono sempre coperti per gli infortuni, le malattie ecc., come da quanto l’INAIL specifica nella sua circolare n.48 del 2017.

Come devi fare , se decidi, a sottoscrivere questi nuovi contratti con i tuoi dipendenti? Dal 15 novembre 2017, è stata creata una piattaforma on-line da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dalla quale poter procedere all’invio dell’accordo. Per poterlo fare però, devi possedere lo SPID ( Sistema Pubblico Identità Digitale).

Per ulteriori dettagli legali e informativi tecnici, clicca su questo link che ti porta direttamente alla pagina informativa del Ministero del Lavoro e delle Politche Sociali.

Naturalmente questa possibilità di lavorare da remoto non è certamente applicabile a tutti i settori: t’immagini di entrare in un bar per uno Spritz, e il barista o la barista ti compaiono da casa via video dandoti istruzioni su come preparartelo e dove trovare ciò che ti serve! Oh mamma! Forse un domani chissà, avremo i nostri bei bar o caffè tutti automatizzati? Speriamo di no!

Questo vale anche per un operaio, è un po’ difficile dargli la possibilità di lavorare da remoto. Forse, come “soccorso” per sopperire a questa impossibilità, si potrebbero applicare ai contratti i “welfare”, dei benefit,oppure avere più operai così da diminuire le ore di lavoro di ognuno, creare più posti di lavoro e, in teoria, più produttività.

Sì ma i tuoi costi? Se c’è produttività un investimento su un dipendente non può che essere una fonte di reddito.

Si è molto discusso quando, a ottobre 2017, sono stati presentati i dati rilevati dall’Osservatorio del Politecnico di Milano sulle aziende e le PA ( Pubbliche Amministrazioni ) che hanno adottato lo smart working, e chi invece no.

L’Osservatorio riporta che in Italia i così detti smart worker sono 305.000 mila, vale a dire circa l’8% dei lavoratori dipendenti del nostro paese. Bada bene che non sono affatto pochi! Rispetto al 2016 sono aumentati del 14% e del 60% risalendo al 2013. Naturalmente ti parlo di lavoratori provenienti sia dalle grandi aziende, che dalle PMI e piccole aziende, che dalla pubblica amministrazione. A quest’ultima solo una piccola percentuale del campione ne fa parte.

Un ente pubblico che ha adottato lo smart working, ad esempio, è l’Università di Trento, il primo Ateneo in Italia che ha deciso di sperimentare questa nuova modalità di lavoro.

L’Ateneo ha attualmente già operative 35 posizioni di telelavoro ( che non è smart working, attenzione!) e ben 63 di smart worker, su un totale di ben 660 lavoratori dipendenti, inclusi i dipendenti avente mansioni non compatibili con entrambe le modalità. Attualmente l’Università ha in essere un’attività di monitoraggio di come quest’alternativa nell’organizzazione e nello svolgimento del lavoro prosegua.

Il responsabile delle Risorse Umane e dell’Organizzazione UniTrento Mario Depaoli, sostiene un punto di vista davvero interessante. Egli dice che effettivamente lo smart working, visto il prorogarsi dell’età lavorativa, potrebbe essere una soluzione o un alleato per affrontare i problemi che si presenteranno anche per i lavoratori più avanti in età:

Questo strumento può essere utilizzato per gestire l’invecchiamento del personale, nella prospettiva di avere a breve un’età media di occupati sopra i 50 anni. Nell’ottica delle politiche di Age Management lo strumento dello smart working rappresenta una frontiera doppiamente sfidante perché, accanto a modalità innovative di lavoro e di organizzazione, implica un salto culturale da far compiere a una popolazione mediamente non abituata a cogliere le opportunità digitali”.

Visto in quest’ottica o con questa prospettiva, se ci pensi, non è una cattiva idea! In fondo è il problema che si è posto quando il governo ha deciso di prolungare a 67 anni circa l’età della pensione, e le polemiche sorte per quelle persone che operano in ambiti lavorativi dove è assai difficile che possano proseguire il lavoro a quell’età.

Basta pensare ad un operaio che lavora in un’impresa edile: tu, se il tuo dipendente ha 60 anni, hai il coraggio di mandarlo a lavorare in cantiere con mansione di operaio? Ce lo vedi che si arrampica con qualsiasi meteo? Questo è solo uno dei tanti esempi, naturalmente, che si possono portare.

Anche perché, come è stato spiegato fra l’altro dall’Osservatorio stesso durante la presentazione dei dati, con il lavoro agile o da remoto i benefici che vengono rilevati non sono solo diretti al lavoratore stesso, ma sono legati anche ad altri fattori quali il risparmio sul carburante ( si lascia l’auto in garage), e di conseguenza ne giova anche l’ambiente perché s’inquina meno, oltre ad ovviare all’interruzione del lavoro a causa degli imprevisti meteorologici ( nevicate, trombe d’aria ecc).

Bé, su questo aspetto ci sarebbe un po’ da dire in realtà, perché se lo smart worker può lavorare ovunque si trovi, inquina comunque e si muove comunque ( ha preso l’auto per raggiungere un luogo alternativo alla propria abitazione dove svolgere il suo lavoro, ad esempio).

Faccio un po’ l’avvocato del diavolo lo so, ma voglio mostrarti un po’ i pro e contro, estremizzare tutto in positivo soltanto non dà la giusta visone.

Si è anche detto che questo nuovo concetto, questa nuova filosofia, perché è questo, provenga dal Nord Europa: ecco solo per la sua provenienza lo prenderei con le pinze 😉, visto che proprio lì abbiamo non solo un alto tasso di suicidi ( dovuti alla scarsa presenza del sole) ma anche sono situazioni diverse. Sono paesi con un numero inferiore di abitanti, scarsa immigrazione, stipendi più elevati ( con costi della vita inferiori ai nostri per alcuni aspetti, per altri superiori).

Una cosa però è giusto dirla: bisogna smetterla di pensare che, se il tuo dipendente rimane in azienda o ufficio 12 ore al giorno anziché 8 o 5 ti produca di più! Questo no, non è corretto, è una visone distorta del concetto di lavoro inteso come redditività e organizzazione.

Ed è proprio per questo che si è deciso di adottare questa possibilità: non è lo “stare col fiato sul collo” al tuo dipendente che ti fa ottenere maggiori risultati, che dimostra che i soldi ( diciamolo proprio senza peli sulla lingua, suvvia) che stai spendendo perché lui lavori per te non sono buttati, perché in fondo, dai, è questa l’idea che un po’ aleggia in te e i tuoi colleghi. Lo dimostra anche il fatto quando per risparmiare su alcune attività di marketing decidi di fare il tuttologo, o di far diventare tuttologo qualche tuo “adepto”, perché ti sembra, che se dai quel determinato lavoro a qualcuno specializzato, di “regalare le perle ai porci”,  e quindi credi nel fai da te, non c’è cosa più sbagliata di questa perché poi si vede dai risultati.

Come diceva Shakespeare “ C’è del marcio in Danimarca”, ovvero ci sono anche i dipendenti non esemplari per carità, però sono davvero pochi e comunque non giustifica la mancanza di fiducia che hai a priori in chi lavora per te, non è una giustificazione.

Ecco allora un’alternativa per misurare davvero le capacità e la produttività del dipendente, sempre se questo nuovo modo di lavorare interessa al tuo dipendente, lo attragga, perché non tutti sono felici di lavorare da casa, magari  con l’ aspirapolvere in azione, figli che piangono, ecc. C’è da considerare anche questo aspetto, e vale sia per uomini che per donne.

Se dai dati emersi è risultato che un buon 36% delle grandi aziende abbia già avviato tale iniziativa, è anche vero che fra le PMI solo il 7% si è strutturato, mentre un 15% delle PMI utilizza delle forme definiamole “alternative” di lavoro agile.

Ma il risultato riportato su aziende PMI come la tua è che c’è poco interesse ad offrire questo tipo di soluzione lavorativa ai dipendenti, o ad una parte di essi. E come si può non capire il perché, visto che dalla ricerca si rileva che i settori d’interesse alla non adesione sono il manifatturiero, l’edilizio e quello del commercio, come non dare torto ai tuoi colleghi.

Naturalmente il risultato della ricerca è stato che lo smart working non solo ha apportato benefici al lavoratore, ma anche vantaggi a livello di produttività aziendale con un incremento di un buon 15%!
E c’è da crederci perché, appunto te lo ripeto, in quanto concetto fondamentale, si lavora per raggiungimento degli obiettivi!

C’è un altro aspetto che va messo a fuoco del perché si è sentita l’esigenza di attuare lo smart working: si è voluto guardare soprattutto al lavoratore donna, che spesso si vede costretta a dover gestire più situazioni fra personali e lavorative. Soprattutto nel caso di maternità: anche qui ti sottolineo che al solito il “mondo è diviso in due”, cioè ci sono le persone corrette e quelle che lo sono un po’ meno, che si approfittano a volte un po’ troppo di alcune situazioni, questo vale sia per te imprenditore che per il tuo dipendente.

Lo smart working può spezzare una lancia a favore di entrambe, essere un buon compromesso e dare la possibilità , ad esempio, alle neomamme di lavorare da casa accudendo il proprio bambino.

Oppure può essere ottimo per chi invece deve seguire un familiare malato, o è affetto da qualche handicap fisico per il quale recarsi in azienda o ufficio ogni giorno richieda degli sforzi gravosi, mentre lavorando da remoto si risolve il problema.

Ti dico che valutando anche questi aspetti può veramente essere una valida soluzione!

La società assicurativa svizzera Zurich ha dato la possibilità alle neomamme di poter lavorare da casa, o luogo alternativo, per tre giorni a settimana, sino a quando il bambino non compia il primo anno d’età. Il progetto è in essere già da due anni e ha coinvolto anche le sedi italiane con un notevole successo. 

Insomma, tirando un po’ le somme, come tutte le cose “ la verità sta nel mezzo”. In Italia è una questione anche di forma mentis: noi , ti ripeto, non siamo come, ad esempio, i paesi del Nord Europa dove rispettano la fila, mettono sempre la freccia prima girare, non ti suonano al semaforo, sono tristi perché hanno poca luce e freddo o , al contrario, troppa luce ma sempre freddo, e così via. 

Però, è anche vero che tu e tutti gli imprenditori, tutti i datori di lavoro di qualsiasi ambito ( senza pensare a tasse, spese ecc. non perché non siano importanti, al contrario, ma perché non c’entrano con l’organizzazione e la qualità del lavoro del tuo dipendente) devi/dovete cambiare il modo di organizzare e valutare il lavoro.

Se tu assumi una persona che svolga un determinato lavoro, pattuendo un numero di ore a settimana, e per quelle ore viene remunerato, non puoi pretendere che quella persone resti in azienda o ufficio tutti i gironi, per un numero di ore superiore rispetto a quanto pattuito, e senza un’adeguata retribuzione!

Non solo non è corretto, è mancanza di fiducia verso chi lavora per te, sfinisce la persona perché si stanca di più  e non rende. Non serve assolutamente a nulla!

Non si può tenere una persona “incollata” alla propria scrivania, non ha senso, oggi persino a scuola c’è l’auto gestione ( discutibile 😉  ).

Invece è importante che inizi a pensare un po’ fuori dagli schemi, sposando una filosofia diversa, quella di organizzare il lavoro in modo diverso, rendendolo più agile , organizzando persino diversamente gli stessi uffici in azienda, anche a livello tecnologico.

Non a caso a ottobre 2017 il Ministero dello Sviluppo Economico aveva messo a disposizione proprio per le PMI un intervento di ben 100 milioni di euro attraverso un voucherIl fine era proprio di agevolare le aziende come la tua, apportando degli ammodernamenti tecnologici quali l’acquisto di software o hardware per migliorare l’efficienza aziendale, modernizzare l’organizzazione del lavoro proprio grazie ai più recenti mezzi tecnologici, e favorire così la flessibilità lavorativa e magari anche il telelavoro e altro ancora.

Insomma “smart” sì, ma in base anche alle necessità reali che tu e i tuoi dipendenti necessitate!

Spero che questo articolo ti sia stato utile, ritornerò sull’argomento, nel frattempo se hai domande, dubbi contattami! Sarà un piacere risponderti!

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