La tua PMI a tavola! Il trend del settore alimentare

La tua PMI a tavola! Il trend del settore alimentare

Caro imprenditore, come stai sicuramente notando dal titolo, voglio dedicare questo articolo di oggi ad un settore in particolare, molto gustoso e godereccio direi, quello alimentare!

Bé, non è che mi ci voglio dedicare solo perché è argomento “gustoso e godereccio” , ma soprattutto perché, a livello imprenditoriale, è uno dei mercati che si dimostra più in crescita rispetto ad altri – in tutti i suoi aspetti- sia a livello nazionale che internazionale, e quindi da considerarsi trainante per l’economia nazionale, e che pare non conosca crisi! Al contrario, è in continua evoluzione.

Tale settore, più comunemente denominato del Food & Beverage, non riguarda solo la produzione delle materie prime, ma in generale tutto il suo mercato, vale a dire che comprende anche i ristorantibarfiere di settoree-commerce, e così via.

Qualche articolo fa, nel dettaglio quello relativo all’avvio di una nuova attività ( “Il futuro è nelle mie mani! Come avvio la mia impresa”) , avevo esordito riportandoti alcuni dati interessanti rilevati da Confcommercioin merito all’anno 2017, e le tipologie d’imprese/attività avviate.

Parlando dei centri città, le chiusure di esercizi commerciali avevano rappresentato nel 2017 il – 10,9 %  ma, parlando di attività legate al settore alimentare/ristorativo, si è registrato un aumento del +13,1% relativo ad aperture di alberghi, bar e ristoranti. Sono spariti, o comunque sono notevolmente diminuiti, i negozi tradizionali alimentari ( ma qui il dato si scontra con altri relativi al settore, che a breve ti illustrerò), e l’attività del venditore ambulante ( compreso quello operante nel settore del food) ha subito un calo imprenditoriale minore rispetto a chi possiede un esercizio commerciale tradizionale.

Naturalmente chi opera nel mercato alimentare si è spostato in zone più convenienti, come quartieri periferici densamente popolati, oppure nei centri commerciali, insomma in zone con maggiore visibilità e flusso.

Prima di procedere con l’articolo, come sempre ti chiedo la cortesia di volerlo condividere, al termine della lettura, sulle pagine social che preferisci.

Come sempre, grazie in anticipo!😉


Ma andiamo avanti. Fra start up innovative, cambiamenti nelle abitudini alimentari, apertura ad una cucina internazionale, oltre che alla nostra sempre ottima mediterranea, e quindi all’importazione di nuovi prodotti, avvio di attività di “nicchia”, cioè particolari, sviluppo nella spedizione stessa dei prodotti, c’è da dire che questo probabilmente è uno dei settori sui quali puoi investire maggiormente e con successo se già non lo stai facendo.

Ma fai attenzione però, “non è tutto oro ciò che luccica”!
Ti spiego: se decidi di aprire un ristorante o un bar ( anche all’interno di un’attività ricettiva) ricordati che i costi ( nonostante le varie agevolazioni date dalla Legge Bersani ) restano comunque alquanto impegnativi, e i ricavi non sono immediati da concretizzarsi. Diciamo che, se tutto va nel modo giusto, il “guadagno concreto” lo vedi a circa 2 anni dall’inizio della tua attività.

Purtroppo, nel settore della ristorazione in particolare, i ricavi sono un po’ più lenti ad arrivare, anche se lavori molto sin dall’inizio, ma le spese da sostenere sono tante, soprattutto quelle ordinarie ( come quelle relative agli alimenti e alle bevande) oltre che del personale, e se il locale non è tuo, anche la locazione è spesso un “peso” ingente da sostenere.

Ma, se vuoi investire in questo settore, non sei per nulla costretto ad aprire un’attività ristorativa, oggi le possibilità sono davvero molte, proprio perché le abitudini delle persone sono cambiate.

Ne è un esempio la start up Foodracers ,realtà tutta italiana, che si occupa della distribuzione di cibo, o del così detto “food delivery”, nelle province cittadine.

Questa per ora PMI veneta, ha iniziato “in sordina” andando a soddisfare quelle che sono le esigenze di mercato odierne relative al desiderio dei consumatori di mangiare le “prelibatezze” dei ristoranti ma comodamente seduti a casa propria, ordinandoli via internet.

Naturalmente questo tipo di servizio è già presente nelle varie città, ma nelle province più piccole, molto ricche di realtà ristorative legate alla tradizione gastronomica del territorio, come le trattorie e le osterie, fra l’altro di alta qualità, non se ne aveva presenza, e così ci ha pensato il suo fondatore Andrea Carturan. Questa società, nel giro di un anno, è passata da 3 a 14 dipendenti, e ha appena ottenuto un aumento di capitale pari a 600 mila euro grazie all’ingresso in Foodracers di altri 4 soci, che hanno deciso d’investire in quest’azienda. L’obiettivo che si sono prefissati è quello di conquistare almeno 80 città in 3 anni! Una sfida importante considerando i competitor!

La differenza esistente fra Foodracers e i suoi competitor, sta nella scelta strategica a chi offrire il servizio e nei costi: luoghi al di sotto dei 100 mila abitanti, e ristoratori locali che, se vendono tramite Foodracers,pagano un fee, altrimenti non hanno costi. Questo, con i servizi offerti dai concorrenti stranieri, non avviene di certo. La scelta fatta è per conquistare la piccola ristorazione di qualità.

Direi che questa può essere una valida attività alternativa all’apertura di un locale.

Un ottimo mercato dove puoi investire è sicuramente quello enologico o vitivinicolo. Se ti è capitato di dare un occhio ai “numeri” di quest’anno che si sono registrati alla 52° edizione del Vinitaly 2018, la kermesse vitivinicola più importante in Italia e fra le più prestigiose nel mondo, c’è davvero da “ubriacarsi”!

Ed è proprio la parola Biologico a regnare sovrana nel mercato alimentare! Perché le vendite dei prodotti provenienti appunto dalla coltivazione biologica ( e parliamo di tutti i prodotti, non solo del vino) è aumentata in modo esponenziale! Si sono superati i 3 miliardi di euro nell’acquisto di prodotti biologici da parte delle famiglie italiane. Vale a dire un + 78%, ovvero 8 famiglie su 10 ha acquistato almeno una volta nell’ultimo anno un prodotto bio.

Perché ormai quello che un tempo veniva considerato “alimento di nicchia” come, appunto i prodotti bio o gli alimenti integrali o salutisti, oggi non lo sono più, perché il trend è cambiato.

Oggi, le persone vogliono mangiare bene, di qualità e soprattutto sano! Perché nel cibo si cerca sì il conforto ,ma si ricercano anche i sapori della tradizione di qualità, con un tocco di modernità.

In più resta un settore trainante, quello dell’alimentare italiano, anche all’estero. I dati relativi all’esportazione dei prodotti alimentari Made in Italy hanno segnato, nel 2017, un + 6,8 % rispetto al 2016, vale a dire che hanno superato la soglia dei 41 miliardi di euro. Soprattutto verso paesi come il Giappone ( con un + 42,3 % con 1,3 miliardi di euro) e verso la Russia ( 24,6% con 524 milioni di euro) e Cina (+14,9% con 448 milioni di euro).

Il buon andamento con il Giappone è dato anche dal fatto che, per una volta, la UE ha creato, a luglio 2017, una rapporto di partnership  con il Giappone, eliminando le barriere commerciali. Mentre con la Russia la fanno “da padrona” i prodotti non soggetti ad embargo, in particolare i vini che hanno generato un fatturato di 71 milioni di euro nel 2017 (+50,1%).

D’altronde, se pensi a quanti prodotti nazionali si trovano sugli scaffali dei supermercati stranieri ( vedi la catena di supermarket inglese Waitrose e quella americana Whole Foods): dalla pasta Barilla alla Nutella – che di recente ha appena festeggiato il suo compleanno con i suoi 54 anni ottimamente portati direi – ai cioccolatini, sempre firmati  Ferrero, le famose praline Rocher che, nella vita di molti immigrati italiani all’estero, hanno rappresentato un vero e proprio simbolo distintivo e di legame con le proprie origini.

Anche in questo ambito devi necessariamente considerare l’evolversi del modo di vendere i prodotti alimentari.

Come ti ho accennato all’inizio dell’articolo, in merito alla chiusura dei negozi tradizionali di tipo alimentare e ai dati riportati, ti ho anche accennato che si scontrano un po’ con quanto riportato da ricerche più dettagliate relative a questo settore. Ovvero, che in realtà i negozi di generi alimentari che risentono della concorrenza sono gli ipermercati, in quanto nascono con una doppia finalità quella di servire 2 settori, quello alimentareappunto, e quello non alimentare ( infatti al loro interno si trovano, ad esempio, anche la vendita di capi di abbigliamento e di  accessori per la casa). Ed è proprio il settore non alimentare che non gode di un periodo florido, e va a mandare così in crisi il primo.

Mentre, quelli che sono i competitor dell’ipermercato, come il discount o il semplice supermercato tradizionale, o il negozio specializzato in prodotti bio o a chilometro zero, o di tipo salutistico, hanno preso piede sul mercato, guadagnando terreno nell’ambito dei consumi.

Questo perché i trend di vendita dimostrano che il consumatore ha dei criteri fondamentali nell’acquisto dei generi alimentari, e sono: la comodità, la semplicità, una varietà di prodotti disponibili, e naturalmente quello che è alla base di tutto la shopping experience!

Fra le altre cose, è stato riscontrato che, finalmente ( cosa che non avviene in altri ambiti) le promozioni stanno perdendo un po’ di terreno, lasciando così più spazio ad una crescita dei fatturati, perché appunto si guarda alla qualità del prodotto.

Ma non è solo la vendita tradizionale a generare fatturato, seppure non siamo ancora ai livelli internazionali di paesi quali GermaniaRegno Unito e Stati Uniti, anche l’e-food, o meglio la vendita on-line dei generi alimentari sta prendendo sempre più piede.

L’e-commerce in Italia ha generato nel 2016 circa 622 milioni di euro, vale a dire un +45% rispetto al 2015. Ancora non sono usciti i dati ufficiali relativi al 2017, ma il trend di crescita dimostra quanto interesse vi sia nel fare la spesa on-line, o comunque comprare determinati prodotti ( come ad esempio la vera mozzarella di bufala) direttamente dalle regioni di provenienza, per avere il prodotto DOC.

Ciò che ancora da noi può rallentare l’acquisto on-line, ma questo vale anche per gli altri settori, sono i costi di spedizione. Nonostante si stiano facendo passi avanti, e le consegne dei prodotti alimentari siano garantite entro le 12/24 ore, con imballaggi particolari termici che ne garantiscono la freschezza del prodotto, si hanno ancora dei rallentamenti dati dai costi.

Il fatto poi che grandi e note aziende come, ad esempio, la famosa produttrice di salumi Rovagnati, si siano aggiornate inserendo nel proprio sito lo shopping on-line, genera nei confronti dei consumatori sicuramente maggior fiducia sulla qualità dell’acquisto e dei prodotti.

Non solo Amazon dunque, ma anche aziende specializzate nella distribuzione di un prodotto, ad esempio ( come la sopra citata mozzarella di bufala) o di più prodotti tipici regionali, che favorisca la spesa di tipo “gourmet”, spingono ulteriormente al desiderio di un consumo fatto di prodotti sani e di alto livello.

D’altronde il marketing è sempre marketing, anche se si vuole vendere una semplice rapa! La bravura sta nel come saperla vendere, e quindi nelle strategie di marketing che sei n grado di applicare.

Anche per il settore alimentare, come abbiamo visto, si parla di abitudini di acquisto e quindi della shopping experience , e questa esigenza nasce da come si stia evolvendo, anche in questo settore, il modo di comunicare il tuo prodotto. Certo per i marchi di aziende multinazionali può sembrarti più semplice, ma non credere sia proprio così, perché “rinnovare” l’idea, l’immagine, che un cliente ha del tuo marchio e del tuo prodotto da tempo, è molto più difficile.

Anche in questo caso, social media e influencer la “fanno da padrona”; ma anche proporre dei servizi nel negozio personalizzati che permettano un maggiore contatto con il cliente, sono sicuramente un modo per far capire al consumatore il suo valore.

E visto che, sempre dati alla mano, il settore in crescita parallelo al settore alimentare è quello del pet , anche fornire dei servizi che agevolino l’ingresso degli “ amici a quattro zampe” nei supermercati può dare un ulteriore spinta positiva, o anche la presenza di cibo per animali di qualità. http://tuttoggi.info/the-italian-best-companies-montefalco-capitale-del-food-pet-nazionale/450591/

Anche il packaging vuole la sua parte e, se il motto per il cibo italiano è quello di essere sano, primeggiano nelle confezioni i claim quali “ senza glutine, senza zucchero, senza olio di palma, -30% di grasso, senza lattosio e derivati”, e così via. Perché, oggi, al tuo cliente italiano “piace tutto, ma senza….”, perché più il prodotto è naturale, bio o a Km 0, e dà benessere , più lo vendi!

Bene, anche questa volta siamo giunti al termine di questo articolo che spero ti abbia trovato utile.

Se hai domande, dubbi o vuoi avere degli approfondimenti, per favore contattami! Sarò felice di risponderti!

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