La Domenica dello Shopping!

La Pubblicità per le PMI

C’è un argomento che in questi giorni sta tenendo te, imprenditore, negozianti, consumatori, sindacalisti e persino i membri del clero, con il fiato sospeso, ed è la questione della liberalizzazione delle aperture domenicali e dei gironi festivi degli esercizi commerciali.

Era il non poi così lontano 2011, anno di piena crisi, quando l’allora Presidente del Consiglio Mario Monti varò il decreto legislativo Salva Italia (dgl.214/2011), che comprendeva la liberalizzazione degli orari e delle aperture domenicali e festive dei negozi, centri commerciali, supermercati.

Ora in questo articolo non voglio assolutamente entrare in meriti politici che non mi appartengono, ma analizzare la questione solo da un punto di vista prettamente economico,commerciale e di marketing che sono gli argomenti che mi competono.

Prima di proseguire però, ti chiedo come sempre al termine della lettura che sono sicuro troverai interessante😉, di voler condividere questo articolo nelle pagine social che preferisci.
Grazie come sempre in anticipo.

Come ti stavo dicendo pocanzi, sono ormai 7 anni circa che la domenica è un giorno più di altri dedicato allo shopping, a girovagare per i centri commerciali, a fare la spesa, qui come in altri 28 Paesi membri della UE.

Bene, ora questo divertimento e questa giornata che ha portato incrementi economici conducendo te imprenditore, disoccupati , proprietari di negozi, investitori della grande distribuzione , fuori dalla crisi , viene considerato oggi come Il Distruttore delle famiglie Italiane”.

Accidenti, non mi ero reso conto di quanto fare acquisti potesse essere così deletereo , neanche quando la mia fidanzata utilizza al meglio la mia carta di credito! Ma andiamo avanti.

Insomma,pare vi sia un nuovo killer serialein città, attenzione le sue “vittime preferite” sono appunto le famiglie italiane, e il suo nome è Shopping Domenicale!

Se già lo shopping on-line sembra stia segnando record da capogiro nelle vendite, in quanto aperto 7 giorni su 7, 24 ore al giorno, e pare avere da un lato semplificato, se così si può dire, o meglio agevolato, la vita delle persone che possono così farsi recapitare la spesa a casa, ad esempio, o ordinare un qualcosa che qui in Italia ancora non si trova, dall’altro toglie il senso di aggregazione che questo porta.

Certo, perché per le donne in particolare, ma comunque per le persone, le famiglie, gli amici, uscire per “ andare a negozi” o andare al centro commerciale, è un fenomeno sociale, di aggregazione appunto.

Ora non si può pensare ad un’involuzione “della specie”, ovvero prima ti liberalizzano quando puoi vendere, e poi si decide che dal 2018 si vuole tornare al 1980! Sembra preistoria!

Se pensi alla fortunata serie di libri della scrittrice inglese Sophie Kinsella che esordì nel 2000 proprio con il libro “ I love Shopping”, spopolando in tutto il mondo e dal quale ne è stato tratto pure il film, dove protagonista è proprio l’effetto droga dello shopping sulle persone, ti rendi conto di quanto sociale, inteso in senso reale però non virtuale, sia l’ “andar per negozi!”, del piacere o del forte desiderio del possesso che provoca nelle persone che spendono, a volte anche quando non possono, e “generano economia”.

Basta che guardi questa scena tratta proprio dal film “ I Love Shopping” che uscì nel 2009 dove la protagonista, Rebecca Bloomwood interpretata dall’attrice Isla Fisher, cerca di frenare il suo desiderio di acquisto ad una svendita non riuscendoci:

Se mostrassi copie di questo film, o magari inviassi copie del libro a chi sta in Parlamento con l’invito a vederlo e leggerlo, magari avrebbero un’idea più chiara sul perché le persone comprano, cosa provoca in loro, quale adrenalina assale le persone, ma soprattutto cosa generano in termini economici.

Ti faccio notare che lo studio sullo stimolo allo shopping acquisto è materia di studio oggi giorno anche e soprattutto  per l’e-commerce che, tra algoritmi, nuovi sistemi techsoftware sempre più avanzati, sta facendo passi da gigante per cercare di catturare un numero sempre maggiore di utenti, per farli diventare poi tuoi clienti, in un mercato, quello dell’on-line appunto, dove la concorrenza è agguerritissima.

Nel frattempo però, mentre stiamo dissertando su questo, c’è chi sta decidendo per te mettendo a sedere l’economia, dandole il giorno libero.

Così d’ora in poi, nelle lunghe fredde e buie domeniche invernali, le persone rimarranno rintanate in casa, davanti a video giochi killer( gli ultimi fatti di cronaca sono agghiaccianti), o davanti a PC, smart TV , perché stare al parco al buio e al freddo, magari sotto la pioggia, non è il massimo del divertimento. Come non lo è andare in centro città e vederla spenta,desolata, perché, come logica conseguenza, a questo punto anche i proprietari di bar e ristoranti diranno “ Perché devo tenere aperto se tanto non verrà nessuno,visto che i negozi sono chiusi!”.

Ovviamente il ragionamento non fa una piega: no negozi aperti, no gente in giro, ai bar e ristoranti non resta che tirare giù la serranda e piangere sui mancati guadagni. Insomma aspettati il peggio!

Già, ma annunciato il “grande cambiamento che verrà”, che tanto inaspettato clamore in negativo ha suscitato, e che per chi l’ha proposto è stato inaspettato, nonostante venga sostenuto non si sa perché pure dalla Chiesa ( ah già! il “peccato” dello shopping “disgrega le famiglie”) e, dai Sindacati, ora non si sa bene come fare la famosa “ parola torna indietro”.

Così nel frattempo, giusto per prendere tempo, è stato deciso di far slittare la proposta di legge per prendere tempo, e trovare i così detti “escamotage”su quando e perché tenere aperto, come fanno gli altri 28 Paesi membri dell’Unione Europea.

Intanto, cosa importante che devi assolutamente considerare, è che in 16 dei28 Paesimembri della UE non vi è alcun tipo di limitazione in merito ad orari e/o giornate di chiusura e apertura!

Ma allora negli altri Paesi rimanenti come si gestiscono? Certamente non come vorrebbero si facesse con la nuova proposta di legge in Italia.

In Francia Germania, ad esempio, la rigidità verte solo sui giorni vincolati alle festività, e basta. In Austriatutte le zone turistiche mantengono le aperture; in SveziaPortogallo,Ungheria, Danimarca, Finlandia,e Maltanon si chiude mai! Altri paesi concedono svariate deroghe o eccezioni, cosa che si vuole proporre alla fine anche qui.

L’unico veto posto dall’Unione Europea, ed è giusto che vi sia, è quello sul giorno di riposo dopo i sei giorni lavorativi da concedere al dipendente2003/88/EC). https://quifinanza.it/soldi/negozi-aperti-di-domenica-come-funziona-in-europa/222806/amp/

Si sta discutendo sul fatto che, come in Austria, anche in Italia nelle località considerate turistiche permangano le aperture. Perfetto! Ottimo!

Peccato che un Paese come il nostro, mio caro imprenditore, che ancora non considera il turismo come  appartenente alla classe economica primaria ma ben sì terziaria, e dunque Paese che potrebbe vivere molto bene di turismo, grazie proprio al suo essere unico nella storia e nelle bellezze, nella varietà e ricchezza che l’intero mondo c’invidia, non sia per questo possibile definire quale zona sia da considerare più o meno turistica di un’altra, e quindi dare l’autorizzazione alle aperture o, al contrario negarle!

Ma c’è un altro aspetto importante da considerare che riguarda la questione sulle aperture domenicali , ed è quello relativo ai posti di lavoro, nello specifico riguarda soprattutto tutte quelle persone che lavorano proprio nei week end e/o nei gironi festivi.

Secondo una stima fatta da Federdistribuzione, i posti di lavoro a rischio sarebbero fra i 30 e 40 mila!

Come ha riportato il Presidente di FederDistribuzione Carlo Gradara in un’intervista al Corriere della Sera:
Chiudere il commercio la domenica, che secondo gli esercenti è diventato il secondo giorno per incasso dopo il sabato, avrebbe un effetto negativo sui consumi, già fermi, mentre i posti di lavoro a rischio, per l’intero settore, sarebbero tra i 30 e i 40 mila”.

Inoltre, sempre C. Gradara, ha aggiunto che già si avvisano i primi segnali negativi da parte dei grandi gruppi in merito ad eventuali investimenti in Italia! Che prima di procedere vogliono, in parole povere, sapere di che “ morte moriremo”, ovvero cosa succederà!

https://quifinanza.it/lavoro/negozi-chiusi-la-domenica-a-rischio-40mila-posti-di-lavoro/222713/

E questo mi fa pensare a Sturbucks,che ha deciso d’investire anche nel nostro Paese ( te ne avevo già parlato nel mio articolo “New year’s Eve! Se pronto ad affrontare il 2018? ) aprendo pochi mesi fa il 1 coffee shop Milano, in Piazza Duomo, insieme ad un noto imprenditore e qui anche investitore e gestore italiano, Antonio Percassi( immobiliarista che in Italia ha portato altri marchi stranieri fra i più noti Victoria Secret Lego, ad esempio), che avrebbero l’intenzione di aprirne altri 4.

Certo, ma ora che si deciderà per la chiusura domenicale, varrà la pena per loro accollarsi l’onere di cercare palazzi storici abbandonati, ristrutturarli dando loro una nuova vita se poi i ritorni sono vacillanti? Come loro, altri si staranno ponendo la medesima domanda e questo può diventare davvero un problema molto grave a livello economico.

Io direi di farci un pensiero visto che, statistiche alla mano e come affermato sopra da C.Gradara, dal 2015 ad oggi la domenica risulta essere il 2° giorno di maggiore vendita della settimana!

Infatti, sempre C. Gradara nella sua intervista prosegue specificando che :

La società moderna ha bisogno di servizi e sono 12 milioni gli italiani che fanno acquisti la domenica. Chiudere la domenica farebbe crescere ancora di più il commercio online. Un settore che già corre di suo e che ha grandi vantaggi rispetto alla rete di vendita fisica, sia dei piccoli sia dei grandi, non solo sul fisco ma anche sugli orari, sui saldi, su tante cose.”

Visto che si guarda e si cerca la ripresa, che si parla di dare lavoro ai giovani, non interessa sapere che in questi anni di liberalizzazione delle aperture sono state assunte 4.200 persone, ed erogati oltre 400 milioni di euro in salari? Non interessa conoscere anche l’opinione dei consumatori, che per il 65%si dichiarano favorevoli alle aperture domenicali

Ma allora, per par condicio, perché nei giorni festivi e le domeniche non teniamo chiusi anche ospedali, aeroporti, stazioni, così potremmo stare “tutti insieme appassionatamente” in famiglia.

Naturalmente questo vale anche per le strutture ricettive,  resteranno aperte solo quelle che si trovano in località “degne” di essere considerate e definite Turistiche! Lo stesso si può dire per i musei!

Non si può fare discriminazioni su chi può o non può lavorare la domenica o durante le festività! Ad ognuno deve essere data una possibilità se si vuole essere onesti.

Ma sai perfettamente che questo non è possibile, che se hai un albergo o un B&B , ad esempio, località turistica o no devi essere sempre aperto; lo stesso se operi in ambito navale o aereo o ferroviario, mica puoi rifiutare chi arriva la domenica perché stazioni, porti o aeroporti sono chiusi. O peggio, impedire agli stranieri di arrivare in Italia la domenica o nei giorni festivi perché non si lavora. Per non parlare degli ospedali: vietato stare male o avere incidenti nel fine settimana e festivi, non si accettano pazienti. Te lo immagini che caos! Ma infondo anche queste persone sono dei lavoratori con una famiglia, una vita al di fuori del loro ambito lavorativo.

E’ uno scenario da film di fantascienza, da apocalisse!

Ma ognuno di noi sa perfettamente che quando decide di intraprendere una certa strada a livello professionale, ci sono degli oneri da sostenere: chi decide di fare il medico sa che lavorerà anche di notte, a Natale o tutto il week end! Anche tu in emergenza potresti tenere aperta la tua azienda ad orari e giornate straordinarie se sei indietro e devi rispettare le scadenze!

La cosa importante è poi saper premiare chi ti segue, naturalmente.

Per ciò ti chiedo, mio caro imprenditore, anche tu saresti d’accordo che i tuoi prodotti o servizi vengano venduti/erogati solo 5 o 6 giorni la settimana, dalle – alle? Sei sicuro che a compensare il tuo business possa bastare il commercio on-line? E nel caso, sei preparato, hai tutto il necessario per affrontare i tuoi potenziali clienti sul tuo negozio on-line?

Questa pare davvero essere una situazione che ha del surreale, un regredire, perché di questo si tratta, di quasi un decennio di libera apertura degli esercizi commerciali, ma soprattutto ciò vuol dire tornare indietro a livello di competitività economica.

Pensa a tutti quegli stranieri, ad esempio, che vengono in Italia per turismo e che generalmente si concedono il fine settimana per lo shopping! Trovare le nostre città  deserte , con tutto chiuso, penso che la loro reazione sarebbe poco educata nei nostri confronti.

Ripeto, ancora non è ben chiaro come la situazione si evolverà, certo è che si sta temporeggiando e, affinché nessuno perda la faccia, probabilmente verranno inserite, nella possibile nuova legge, mille eccezioni dove gli esercenti dovranno arrampicarsi per capire tutta la burocrazia che , come al solito, ci contraddistingue, su quando tenere aperto e quando no.

Poi, forse, fra un anno o poco più, quando si tireranno le somme per vedere come sono andate economicamente le cose,  si deciderà di tornare indietro alla legge Salva Italia,  insomma ci sarà  un “ back to the future! “

Bene, sono sicuro che questo articolo è di tuo interesse e per questo aspetto un tuo feed back in merito, voglio sapere cosa ne pensi e intavolare una discussione con te.

Puoi farlo scrivendomi qui dove ti risponderò con piacere, oppure direttamente qui sotto nei commenti.

Grazie!

E a presto! 😉

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